sabato 6 settembre 2008

IL COMITATO "NINO DE CARO" PROTESTA IN CATENE DAVANTI L'OSPEDALE

Discorso tenuto dal portavoce del Comitato civico “Nino De Caro” nel Consiglio Comunale aperto in Piazza del Popolo a Cetraro il 6 agosto 2008.

Siamo qui stasera, come eravamo sul piazzale dell’Ospedale di Cetraro la mattina del 31 luglio e quella del 25, per portare avanti una causa giusta e protestare contro atti ingiusti, adottati contro ogni logica, contro il buon senso, contro la decenza.
Il padrone Petramala, per citare la severa ed accorata omelia di Don Ermanno Raimondo, si crede padrone assoluto dell’ASP. Egli non ascolta nessuno, non si preoccupa di sentire cosa hanno da dire gli utenti, coloro che quotidianamente si curano nei vari presidi ospedalieri della provincia, nè coloro che in essi lavorano.
Un proverbio dice che se tutte le tazze hanno problemi con la teiera, il problema è la teiera e non le tazze. Fuor di metafora: se tutti i presidi ospedalieri hanno problemi con il Direttore Generale, questi è il problema, non c’è dubbio!
Né si possono liquidare sempre queste proteste come meschine questioni di campanile, tanto più che Cetraro non vuole togliere niente a nessuno ed dialoga con le altre Comunità del comprensorio, come dimostra l’incontro di lunedì scorso tra questo nostro Comitato civico ed il suo omologo paolano, il Comitato Bonavita.
Anche efficienza ed economicità, parole utilizzate per giustificare simili provvedimenti, sono formule vuote di significato. L’economicità di certe operazioni è tutta da dimostrare nei fatti e magari da sottoporre alla verifica della Corte dei Conti. Quanto all’efficienza, anch’essa da dimostrare in concreto, ci piace citare ancora Don Ermanno: l’ospedale efficiente è quello dove ti chiudono la porta in faccia e ti dicono che lo sportello è chiuso!
Il padrone Petramala non si smuove davanti a niente e nessuno. Non ha dubbi neppure di fronte a persone perbene che intraprendono civilissime forme di protesta, degne di alte cause, come questa, che riguarda un diritto costituzionale: la salute.
Ma il padrone dell’ASP è vassallo del potere politico, è vassallo vostro, di voi politici regionali, voi siete i padroni di Petramala, a voi tocca fermarlo!
I cittadini non votano i Direttori Generali, votano i politici e le responsabilità dei politici in questa catastrofe devono venire fuori, affinchè i cittadini possano regolarsi di conseguenza.
Non ci bastano le espressioni di solidarietà e le generiche e comode vicinanze umane, politiche ed istituzionali. Meno che mai ci appagano le gravi omissioni di troppi politici mandanti o complici di questi disegni. Ancora di più ci indignano le prese di posizioni di certi altri politici, che predicano lacrimando come coccodrilli sulla dolorosa necessità dei tagli alla dispendiosa sanità pubblica, che guarda caso va a vantaggio della ancor più scialacquatrice congrega delle cliniche private!
Che cosa vogliamo? Vogliamo coerenza. Coerenza tra ciò che si dice e ciò che si fa, tra ciò che si predica e ciò che si razzola, tra ciò che si scrive nei piani sanitari e ciò che si fa nei provvedimenti dirigenziali!
Il Direttore Generale smantella di fatto, con semplici atti burocratici, un ospedale che a tutt’oggi nel piano sanitario regionale viene indicato come ospedale di riferimento della zona, un piano sanitario ancora giacente in commissione, ma approvato in giunta regionale e già concordato e deliberato da tutti i sindaci del Tirreno cosentino.
Ebbene, noi vogliamo la revoca immediata della delibera 2838 del 14 luglio 2008 e di tutti i conseguenti atti esecutivi!
Ancora e soprattutto vogliamo il rispetto di quel piano sanitario regionale approvato in Giunta regionale e che questa delibera del DG contraddice platealmente!
Le cose tornino subito com’erano! Ripartiamo da quel piano sanitario. A bocce ferme discuteremo e decideremo insieme il da farsi: queste sono le giuste forme di una moderna democrazia partecipata, questo è lo spirito della Costituzione e delle leggi della Repubblica, non viviamo grazie a Dio in un sultanato, non in una monarchia assoluta, né in una dittatura sudamericana. Oppure ci sbagliamo?
E se c’è un giudice a Catanzaro, anche l’annunciato ricorso al TAR potrebbe fare giustizia di un atto illegittimo nella forma e nella sostanza.
Sentiamo pontificare i leader politici regionali di rinnovamento, di partecipazione, di svolte, di colpi d’ala. Gli chiediamo: è rinnovamento mettere a capo di un’ASP un signore di oltre 70 anni, un dinosauro della politica regionale? E’ partecipazione procedere ad accorpamenti, tagli e soppressioni senza ascoltare nessuno? E’ una svolta utilizzare questi metodi e fare scelte irrazionali anche nel merito? E’ questo il vostro colpo d’ala? A noi sembra più un colpo di stato!
Il Comitato “Nino De Caro” nasce per spazzare via e sbaragliare il torpore di tutti: il sonno del popolo, le timidezze della politica, le reticenze dei sindacati, il silenzio dell’informazione.
La congiura del silenzio su questa protesta, di cui vorremmo conoscere i mandanti, è incredibile e scandalosa. Ogni fatto o evento, anche il più banale, viene messo in onda dal telegiornale regionale della Calabria, ma non la notizia di un gruppo di persone incatenate e a digiuno.
I soci del Comitato civico hanno deciso di portare avanti una battaglia di civiltà, con mezzi e forme di lotta altrettanto civili, che non hanno finora arrecato danno alcuno soprattutto agli utenti, ai malati e alle loro famiglie.
Forme di lotta, dicevo, civili, ma ferme, che devono disturbare e interrogare le coscienze. Ammesso che esistano ancora persone con una coscienza e soprattutto politici.
Ma forse qualcuno preferirebbe lotte più dure. Forse vorrebbe indurci all’inciviltà, a perdere le staffe. Per poi magari fermarci, facendoci incappare nell’ennesimo processo penale ed usare finanche i manganelli contro persone pacifiche e perbene, come purtroppo è già successo in questo nostro Paese. Sia più saggio questo qualcuno e non sottovaluti la rabbia dei giusti.
Che cosa dobbiamo fare per avere le vostre attenzioni, signori politici e burocrati regionali? Ma in che paese viviamo, che istituzioni e che interlocutori sono quelli che non corrono da cittadini incatenati a chiedergli: ma voi perché fate questo? Che possiamo fare per risolvere il problema?
E invece no. C’è ilarità, perché questo paese è come il Titanic, che affonda mentre l’orchestrina suona e tutti ballano contenti!
Politici e burocrati che ridete delle nostre proteste, reputandoci buffoni e pagliacci, guardateci in faccia: sono forse le nostre facce da buffoni? Guardate la faccia dei vostri cittadini elettori, hanno forse la faccia dei pagliacci? O forse smettono di essere pagliacci solo ogni cinque anni, quando ci sono le elezioni?
Sembra che in colloqui più o meno riservati il Direttore Generale dica risolutamente: io vado avanti come un treno! Ebbene il treno lo dobbiamo fermare, questo treno si deve fermare alla stazione di Cetraro!
Sentiamo dire che le guerre non si combattono senza soldati. Ci permettiamo di aggiungere: neppure senza buoni generali! Sindaco, amministratori di Cetraro, ecco il nostro esercito, ecco l’armata cetrarese, ecco qui la falange e la legione: abbiate il coraggio di assumerne il comando e vedremo che insieme nessuna guerra sarà persa.
Grazie a tutti. Agostino Vattimo (portavoce Comitato civico “Nino De Caro”)

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